sabato 18 aprile 2015

Strizzare il tempo verso levante

Autore: Filippo
Londra, Stansted. Sbarcato in t-shirt alle 23.40 locale con la musichetta che annuncia l'arrivo in anticipo del volo Ryanair, mi accorgo di quanta gente sbarchi a Londra. Il controllo sicurezza del passaporto è automatizzato, con  una ventina di scanner che fanno varcare la frontiera ai viaggiatori sostituendo le più lente verifiche manuali. Incontro Daniel, sotto il nastro 2 che trasporta il bagaglio azzurro. Santermani nel mondo. Il taxi per il Days Inn lo prenotiamo direttamente in aeroporto, incluso il ritorno alle 07.00 del mattino seguente, efficienza british. L'albergo a poche miglia è vicino un piccolo complesso di attività commerciali ma senza apparentemente un ipermercato. Il tipo al check-in addebita il numero della camera anziché l'importo. Meno male che non era la 312. Sveglia presto e con precisione tedesca torniamo in taxi a Stansted. Al Nero Cafè facciamo quattro chiacchiere con un pescarese e un suo amico, da un anno in UK. Parliamo del più e del meno, e del lavoro che si cerca all'estero mentre Renzo va a cercare Obama. National Express dal Bay 20 verso il Terminal 5 di Heathrow che sfoggia un allineamento di velivoli British Airways. Chiamo Sabrina rassicurandola sulle buone condizioni di Pinzetta. Attendiamo pochi minuti l'arrivo di Adal, ma anziché trascinare Nadia le fa semplicemente strada. Buon segno che non tenterà la fuga. Gordon Ramsay a Heathrow ha uno dei suoi cafè, coffee a poco più di 3 sterline. Londra conferma il suo essere universale, multietnica e globale. Si può lavorare come addetto alle pulizie continuando a mantenere il proprio look giamaicano e capelli rasta raccolti in una sfera di lana.
Boeing 787 Dreamliner per oltre 10 ore di volo, Nightmareliner secondo Nadia, verso il nordest sulle terre di Putin, rincorrendo il sole che tra poco scorgeremo in una delle notti più brevi dell'anno.

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